CENA DA INGLESI
Un giorno alla volta, la vita di campagna non e' mai monotona. E da quando la scuola e' finita e Simone e' a casa (Lucia lo e' sempre stata perche' ancora non ha due anni) mi sembra di inseguire le sorprese o esserne colta impreparata in flagrante.
Ieri eravamo invitati a cena da una coppia di Inglesi che hanno comprato una casa qui vicino, l'hanno restaurata e ci hanno invitati a trovarli. Li avevamo visti solo due volte prima e tramite il loro sito abbiamo navigato attraverso le istruzioni per raggiungere questo rifugio nel bosco. L'invito era per le sei e siamo arrivati puntuali. Ci trovavamo sulla strada per Cortona e abbiamo dovuto prendere una deviazione che si infilava nel bosco. L'arrivo e' stato ok, dopo un chilometro di stradina sterrata senza possibilita' di invertire la direzione di marcia per mancanza di spazio. Ci siamo trovati sulla cima di una montagna dalla quale potevamo vedere la valle sottostante di fronte alla loro villa restaurata. Dall'esterno non sembrava molto diversa dalle case coloniche che si vedono qui intorno. Ma all'interno le rifiniture e gli arredi erano molto eleganti e inglesi. Lei si diletta a trovare pezzi per l'arredo e mettendo a punto questa casa hanno realizzato il loro sogno di avere una base in Italia.
Abbiamo passato una serata piacevole. Lui lavora per la FOX distribuzione cinematografica ed e' un gran parlatore. Non conoscono molte persone qui intorno e non parlano l'Italiano, quindi erano felici di intrattenersi con Breon e le sue esperienze di americano in Italia. Lei ama cucinare e ci ha servito una lasagna non propriamente ITALIAN STYLE... E i nostri bambini si sono scatenati sotto lo sguardo "inglese" delle loro due figlie ormai quasi adolescenti. Non posso dire che mi sentissi a mio agio. Ma a posteriori e' difficile dirlo vista l'avventura che ci e' capitata a fine serata.
Le "small talks" non sono il mio forte, e la differenza di eta' e di esperienze con loro mi faceva sentire un po' ai margini. Inoltre ero preoccupata per Simone e la sua esuberanza nel girovagare tra le stanze piene di oggetti delicati. La sincerita' dei bambini a volte inchioda e a lui la lasagna proprio non piace e per giunta quella era piccante, per cui "disgusting" secondo i suoi gusti... La padrona di casa cercava di minimizzare ma si vedeva che non aveva gradito la critica. E io pur tenendo a freno Simone non riuscivo a tenere a freno i suoi quattro anni e mezzo. Anyway, loro sono amanti di cani ed erano molto presi dalla personalita' di Breon, cosi' si e' passati sopra alle intemperanze dei bambini. Lucia d'altra parte ha suscitato l'ilarita' di tutti giocando a PEAK A BOOH dalla porta per quasi mezz'ora.
Alla fine, nel buio piu' assoluti ci siamo avviati per tornare a casa alle undici di sera. Simone ha battuto la testa contro la macchina e non ne poteva piu'. Abbiamo preso la stradina al contrario e dopo un centinaio di metri di bosco ci siamo trovati a una forcella: strada in discesa a destra, in salita a sinistra. Bree alla guida ha optato per la discesa. Grande errore. Dopo venti metri di ripida discesa abbiamo capito che c'erano troppe buche, la strada era troppo stretta perche' fosse quella giusta. Ma come tornare indietro? E' rimasta la retromarcia da provare nel buio fitto, con Simone che piangeva perche' ci saremmo persi nel bosco. E Breon ci ha provato... La macchina per un po' ha retto, poi si e' inchiodata e all'ennesima inchiodata ce l'ha fatta a ritornare su al punto della forcella emettendo un gran fumo nero dal motore e una puzza di gomma bruciata irrespirabile.
Che fare? Il motore era ancora acceso e fumava. Noi siamo usciti dalla macchina a guardare e non sembrava esserci granche' da risolvere tranne che provare ad andare avanti per la strada giusta. E cosi' abbiamo fatto. Con la macchina in fumo abbiamo proseguito per un bel po' fino a risbucare nella strada principale e tornare piano piano a casa. Io ho espresso la mia preoccupazione, li' per li', nel mezzo della crisi, mista a un senso di paura: macchina in panne, nel bosco di notte al buio... E arrivando a casa ho espresso la mia gratitudine nel vedere la nostra casa apparire non cosi' isolata nel mezzo di un bosco.
Bree ha espresso la sua rabbia dicendo che non aveva capito la mia paura ne' quella di Simone. Che lo ho rovinato con storie che incutono la paura del buio - assolutamente falso dato che, a parte cappuccetto rosso, non sono una che minaccia l'arrivo del lupo o la punizione al buio o niente di simile. Detto da lui, che ha gia' letto tre Harry Potter a Simone e gli ha fatto vedere ET all'eta' di due anni traumatizzandolo per un bel periodo riguardo a mostri ed extraterrestri, la cosa mi ha ferita.
E mi ha spinto a elucubrare su come non ci si conosce e ci si interpreta anche vivendo insieme, condividendo l'esperienza di mettere al mondo due figli, e le difficolta' di improvvisarsi genitori. Come se infatti genitori ci si nascesse!!!
Ma al di la' di tutto, che ci sta a fare una famiglia di inglesi in una casa sperduta nel bosco? Cosa li ha spinti a comprare un rudere, restaurarlo, renderlo una casa con interni da copertina per passarci qualche settimana l'anno? Ero attratta dalla loro scelta e dal loro coraggio. E oggi, dopo l'avventura che ci e' costata una frizione distrutta (per cambiarla mi hanno chiesto 500 EURO) e una litigata che mina le basi di una visione che avevo di me nei confronti dell'educazione di Simone (davvero Breon mi percepisce come una che alimenta le paure del buio e dei lupi?) non la vedo piu' cosi' idilliaca. Ma perche' non ci hanno dato indicazioni anche su come andarcene dal loro bosco? E cosa ci posso fare se sono cresciuta con la paura del buio e nonostante l'abbia superata, ancora mi prende a volte, come una tenaglia allo stomaco difficile da far sparire razionalmente?


